Io sono l'Immacolata Concezione!

L’11 febbraio 1858, a Lourdes, la Vergine apparve ad una giovane di nome Bernadette, che oggi veneriamo come santa. Certamente, quel giorno, nulla faceva presagire quanto sarebbe accaduto alla sconosciuta giovane, abitante di un piccolo villaggio della Francia occidentale. Di lì a poco sarebbe diventata famosa per le sue visioni, o meglio, per le straordinarie apparizioni della Beata Vergine Maria, la Madre di Gesù.

In una di queste, il 25 marzo dello stesso anno, alla domanda di Bernadette, la Signora, come lei la chiamava, rivelò la Sua identità: “Io sono l’Immacolata Concezione!”. Tale rivelazione fece sussultare il canonico del paese allorché lo venne a sapere per bocca della stessa veggente. La Vergine rivelava una verità di fede che, poco più di tre anni prima, era stata proclamata da Papa Pio IX, il Pontefice allora regnante.

Infatti, tale verità, dibattuta nei precedenti secoli, con posizioni alterne, finalmente aveva avuto la meglio sulla posizione di quanti si opponevano, con una grande e schiacciante maggioranza, sia da parte della gerarchia che dei fedeli.

In sintesi, la tesi del concepimento immacolato della Beata Vergine Maria, precedentemente, non aveva riscosso l’unanimità dei consensi in quanto sembrava ledere la verità, autorevolmente affermata, sulla redenzione universale di Cristo. Si diceva che, escludendo Maria, a motivo della sua Concezione Immacolata, non sarebbe stato più possibile affermare che Gesù era il Redentore del mondo, cioè di tutti. Tra i più convinti di questa tesi vi erano i domenicani. Invece, tra coloro che affermavano l’immacolatezza, i francescani erano i primi e più convinti assertori. Tra di loro, Giovanni Duns Scoto, detto dottor sottile. Egli propose una teoria che sostenne la tesi immacolatista e che, nel tempo, condusse al dogma dell’8 dicembre 1854. Giovanni, nato al Cielo l’8 novembre 1308 e beatificato il 20 marzo 1993, affermava che Cristo era Redentore perfetto, perché, per i Suoi meriti, efficaci non solo nel presente e nel futuro ma anche nel passato, non solo aveva risollevato gli uomini dalla caduta ma, nella Madre, aveva persino evitato tale caduta. Il francescano di Duns (Scozia) fornì un contributo convincente che portò molto frutto nei secoli successivi. Nel seicento, francescani e gesuiti erano pronti a morire pur di affermare l’immacolatezza della concezione della Beata Vergine Maria. Ma, a breve, si sarebbero addensate sulla Chiesa le nubi minacciose di un nefasto orientamento filosofico che avrebbe insidiato, nelle fondamenta, la purezza della sana dottrina: l’Illuminismo.

Questa corrente di pensiero che eleva la ragione fino a farne una “dea” e la pone al centro dell’esistenza umana emarginando Dio, in particolare il Dio rivelato da Gesù, crebbe e si diffuse soprattutto in Francia favorendo la Rivoluzione e l’imperialismo napoleonico. Ovviamente, le teorie dei “senza Dio”, come venivano chiamate le truppe francesi di quel tempo, si diffusero in tutta Europa con danni enormi, senza contare le efferatezze e le violenze inenarrabili verso il clero e i fedeli cattolici.

La risposta del Cielo non si fece attendere. Nel 1830 a Parigi, una novizia, Caterina Labouré, della Compagnia delle Figlie della Carità, ebbe tre apparizioni della Vergine Maria. Nella seconda, quella del 27 novembre, la Madonna le fece vedere due ovali dove, in uno di questi, vi era una scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. La Vergine le chiese di coniare delle medaglie e di diffonderle nel mondo, chi avesse recitato la frase avrebbe ricevuto molte grazie. La medaglia, denominata “Medaglia dell’Immacolata”, a motivo delle innumerevoli grazie ricevute fu chiamata in seguito “Medaglia miracolosa”. Ma ciò che a noi più interessa è che la frase si diffuse nel mondo accrescendo la consapevolezza dei fedeli circa l’Immacolata Concezione della Vergine e che, contemporaneamente, arginò l’ondata di presunzione che investiva l’Europa, ribadendo il primato della Grazia sulla ragione: con la verità su Maria si evidenziava, infatti, l’azione preventiva della Grazia e la funzione secondaria, sebbene importante, della ragione.

Nel 1849, sull’onda della crescente fede sull’immacolato concepimento della Vergine, Papa Pio IX decise di approfondire, verificando per mezzo di lettera, le condizioni di una proclamazione dogmatica. Il 90% dei Vescovi rispose che i fedeli della propria Diocesi credevano nell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Solo allora il Papa decise di proclamare il Dogma.

Fu un’apoteosi, una festa e un onore per l’intera Chiesa che in Maria contemplava con più decisione e chiarezza la Grazia preveniente di Dio. Del resto Gesù aveva detto esplicitamente: “Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5).

Un uomo che rifletté molto sulla rivelazione di Lourdes, la quale suonò come una solenne conferma della proclamazione dogmatica, fu il francescano conventuale padre Massimiliano Maria Kolbe.

Egli, oltre al significato relativo al concepimento senza peccato della Beata Vergine Maria, in vista della Sua maternità divina e per i meriti retroattivi di Gesù, colse un ulteriore senso di quella frase rivelata a Bernadette: “Io sono l’Immacolata Concezione!”.

Secondo p. Kolbe, la Vergine avrebbe voluto indicare anche il progetto originario di Dio su ciascuno di noi. La frase indicherebbe il Pensiero purissimo di Dio sull’essere umano e Lei lo renderebbe manifesto.

Vengono in mente le parole di Giovanni: “Dio è amore” (1Gv 4,16) e quelle di San Paolo: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità” (Ef 1,4); “Egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a Lui” (Col 1,22).

 

 

Fr. Cristoforo Amanzi, ofm

14 febbraio 2020

Medit-Azione Febbraio 2020

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